- Benvenuta, piccola mia-, gracchiò una voce atona proveniente dal fitto buio che regnava in un angolo della tenda.
Quando Eirene, giratasi di scatto, incontrò gli occhi candidi della cartomante suduta su di un lussuoso scranno, trasalì.
- Avvicinati-, continuò la donna, lunghi e ispidi capelli del color delle ossa, mani scarne coperte da un velo di pelle chiazzata e percorse da pulsanti vene violacee.
La ragazza le si avvicinò titubante, la curiosità che sconfiggeva la paura.
- Fatti
vedere da questa povera, vecchia
cieca-, la esortò con voce melliflua e invitante. - Non ti farò del male-, disse sfoggiando un sorriso privo di denti.
Era impossibile indovinare che età avesse la donna: in un certo istante pareva una fanciulla in fiore, un istante dopo una megera decrepita.
Quando, infine, Eirene fu vicina abbastanza, la vecchia balzò in piedi battendo rumorosamente i denti che non aveva. Una mano rugosa saettò come una folgore nell'oscurità, poi calò come una mannaia verso il capo della ragazza, stringendole i capelli in una morsa ferrea, che non si addiceva al fragile aspetto della donna.
Eirene, già in procinto di fuggire, incespicò nei sui stessi piedi ma, sorretta per la chioma, non cadde. Prima che dalla sua gola potesse levarsi un solo urlo, le labbra sottili e screpolate della vecchia si avvicinarono al suo viso, congiungendosi alle sue in un repellente e maledetto bacio.
La fanciulla scalciò ritraendosi, ma la stetta era troppo salda, così allungò le mani innanzi a sè e graffiò alla cieca.
Quando, poi, l'orrendo bacio ebbe fine, l'anziana cartomante, gli occhi privi di iride che brillavano come incendiati, la gettò a terra, sui profumati tappeti che ricoprivano il terreno, e urlò: - Ho visto il tuo nefasto destino, maledetta ragazza. Tre volte verrai tradita: il primo tradimento nascerà dal bramare del potere. Il secondo dall'odio più infausto. E il terzo, il terzo, bambina mia, dall'amore incondizionato.- Poi esplose in una risata sguaiata che le eruttò dalla gola come un vulcano, trafisse la ragazza che, piangente, si ralzò e corse lontano da quella tenda maledetta, lontano da quella via fangosa, lontano da quel sobbrgo di Meltokyo, lontano da quella città a cui mai sarebbe appartenuta davvero.